Cuma
 

L'origine della città è fissata nell'VIII secolo a.C., ad opera degli abitanti della vicina Pithecusae (Ischia); Cuma divenne presto una città fiorente e potente, che estese la sua egemonia sui territori flegreo e partenopeo, ma cominciò a perdere importanza quando Puteoli e il suo porto assunsero un ruolo fondamentale nell'impero romano. Cuma dovette allora ridimensionarsi molto e rimase rilevante solo come luogo di culto, per la presenza dell'antro della Sibilla.
La Sibilla era la leggendaria sacerdotessa di Apollo -citata anche da Virgilio nell'Eneide-, che nel suo antro formulava presagi e prediceva il futuro. L'antro in cui, secondo il mito, ella riceveva coloro che l'interpellavano, è un luogo misterioso e affascinante: si tratta di un lungo (131 m) corridoio a sezione trapezoidale, largo 2 metri e mezzo e alto 5, scavato nel tufo e illuminato da sei aperture laterali, che conduce ad un ambiente arcuato finale.

L'antro della Sibilla a Cuma


Antro della Sibilla a Cuma

Nella vasta e ricca area archeologica di Cuma, si trovano tra l'altro i resti del Tempio di Giove (tempio greco del V sec. a.C., poi trasformato in una basilica cristiana) e del Tempio di Apollo (che la leggenda vuole edificato da Dedalo, giunto qui al termine del favoloso volo da Creta).